C’è un momento, di solito verso metà settembre, in cui il mare è ancora tiepido ma la sera comincia a chiedere qualcos’altro. È esattamente allora che la Toscana tira fuori la sua seconda acqua: quella che esce dal terreno già calda e scorre libera dentro vasche di travertino che nessuno ha costruito.

Dal Golfo di Follonica le terme più famose della regione sono tutte raggiungibili in giornata: si parte dopo colazione, si sta in acqua qualche ora e si torna in tempo per il tramonto sulla spiaggia. Non serve organizzare un viaggio a parte, e non serve nemmeno spendere: due delle quattro destinazioni di questa guida sono completamente gratuite.

Qui sotto trovate le terme che vale davvero la pena mettere in programma partendo dalla costa maremmana, con le distanze reali, la stagione giusta, gli orari in cui evitare la folla e le regole — quasi tutte non scritte — che rendono l’esperienza piacevole invece che deludente.

Perché la Toscana ha tutta quest’acqua calda

Non è un caso né una fortuna isolata. Questa parte d’Italia è geologicamente giovane e inquieta: sotto la Maremma e la Val d’Orcia il calore della crosta terrestre è molto più vicino alla superficie che altrove, l’eredità di un vulcanismo recente di cui il Monte Amiata è il monumento più visibile e di cui i soffioni di Larderello sono la versione industriale — lì, dal 1913, si produce elettricità con il vapore che esce dal terreno.

Il meccanismo delle terme è semplice: l’acqua piovana filtra in profondità attraverso le rocce, scende per centinaia o migliaia di metri, si scalda a contatto con le formazioni calde, si carica di minerali — zolfo, calcio, carbonati — e poi risale lungo le fratture del terreno, uscendo dove trova la via più corta. Il travertino bianco che rende famose queste vasche non è altro che il calcare che l’acqua deposita mentre scorre, giorno dopo giorno, da millenni.

Le Cascate del Mulino a Saturnia con il vecchio mulino sullo sfondo
Le Cascate del Mulino, con il mulino che dà il nome al luogo. Foto di Raimond Spekking, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Gli Etruschi lo sapevano benissimo, e i Romani ci costruirono sopra: quasi tutte le sorgenti di cui parliamo hanno una storia di frequentazione lunga duemila anni, con nomi latini, resti di vasche e strade che portavano lì apposta. Quando si entra in una di queste pozze si entra in un posto che è stato usato per la stessa cosa, ininterrottamente, da prima che esistesse la Toscana.

Cascate del Mulino, Saturnia: le terme libere più famose d’Italia

Sono l’immagine che tutti hanno in mente quando si dice “terme libere”: una scala di vasche bianche di travertino, scavate nei secoli dall’acqua sulfurea che scende lungo il torrente Gorello, con il vecchio mulino in pietra sullo sfondo. L’acqua arriva a circa 37,5 °C — praticamente la temperatura del corpo — e si sente da lontano, per via dello zolfo.

Le vasche di travertino delle Cascate del Mulino a Saturnia
Le vasche delle Cascate del Mulino, Saturnia. Foto di Raimond Spekking, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Quella temperatura è la ragione per cui il posto funziona in ogni stagione: 37 gradi d’agosto sono quasi troppi, ma a novembre, con l’aria a otto gradi e il vapore che sale, l’effetto è quello di una vasca da bagno grande come un fiume. Le vasche sono decine, di dimensioni diverse, collegate da salti d’acqua: ognuno si sceglie la sua e ci resta.

Il fulmine di Saturno

Il nome del posto viene da una leggenda che i romani raccontavano già duemila anni fa: Saturno, stanco delle guerre continue tra gli uomini, avrebbe scagliato un fulmine sulla terra, e dal punto colpito sarebbe uscita un’acqua calda capace di placare gli animi e curare i corpi. È una storia, ovviamente, ma dice qualcosa di vero sul modo in cui questo luogo è sempre stato percepito — non come una curiosità naturale, ma come un posto dove si va per rimettersi a posto. Il borgo di Saturnia, poco più su, conserva ancora tratti di mura etrusche e una porta romana: si può salirci in dieci minuti prima o dopo il bagno.

L’accesso, gli orari e la prenotazione

L’accesso è gratuito, ventiquattro ore su ventiquattro, senza prenotazione e senza numero chiuso: le uniche regole sono quelle del buon senso e del rispetto del posto. Negli anni si è discusso più volte di introdurre limitazioni e prenotazioni obbligatorie, ma a oggi le Cascate del Mulino restano libere.

Attenzione a non confonderle con le Terme di Saturnia propriamente dette, che sono il resort e il parco termale a pagamento poco distante, con piscine attrezzate, spa e ristoranti. Sono due esperienze diverse: le cascate sono natura e nient’altro, il parco è uno stabilimento di lusso.

Come arrivare e dove parcheggiare

Distanza da Follonica: circa 120 chilometri, poco meno di due ore d’auto passando da Grosseto e risalendo verso Scansano e Manciano. È la più lontana delle quattro, ma anche quella per cui vale di più la pena mettersi in macchina.

Attorno alle cascate ci sono parcheggi privati a pagamento, molto comodi e a pochi passi dall’acqua, e spazi liberi lungo la strada più a monte, che richiedono qualche minuto di cammino in più. Nei fine settimana estivi e durante i ponti si riempie tutto: se arrivate a metà mattina di un sabato d’agosto, mettete in conto di girare.

L’ora giusta

Presto la mattina o dopo il tramonto. Nelle ore centrali, soprattutto nei fine settimana, le vasche si riempiono e metà del fascino svanisce: il posto dà il meglio all’alba, quando c’è la nebbia sull’acqua e non c’è nessuno, o di sera tardi, quando restano poche persone in silenzio. Non c’è illuminazione: se andate di notte, portate una torcia.

Cosa portare

Non ci sono spogliatoi né docce, quindi conviene arrivare già in costume, con accappatoio e ciabatte di gomma — il travertino è ruvido e scivoloso allo stesso tempo, e camminarci a piedi nudi significa tagliarsi. Un asciugamano vecchio è meglio di uno nuovo: lo zolfo lascia un odore tenace che non se ne va al primo lavaggio.

Un avvertimento pratico che nessuno dà mai: lo zolfo annerisce l’argento in pochi minuti e non sempre torna come prima. Anelli, orecchini e catenine restano a casa o in borsa, chiusi.

Bagni di Petriolo: le vasche calde sul fiume

Meno fotografati di Saturnia e, proprio per questo, spesso più tranquilli. I Bagni di Petriolo si trovano lungo il fiume Farma, nella valle dell’Ombrone, tra i comuni di Monticiano e Civitella Paganico, in una gola boscosa che si apre all’improvviso sotto il viadotto della Grosseto–Siena.

Le pozze termali libere dei Bagni di Petriolo lungo il fiume Farma
Le pozze libere dei Bagni di Petriolo sul fiume Farma. Foto di Raimond Spekking, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

L’acqua sgorga a circa 43 °C, tra le più calde della Toscana, ed è fortemente sulfurea: si raccoglie in pozze naturali proprio sulla riva, alcune costruite negli anni dai frequentatori con muretti di sassi. Il gioco che rende questo posto speciale è tutto lì: quando l’acqua calda diventa troppo, ci si sposta di un metro e si finisce nel fiume freddo. Caldo, freddo, caldo: è una sauna finlandese all’aperto, gratis, dentro un bosco.

Il fiume Farma e le vasche termali di Petriolo
Le vasche di Petriolo lungo il corso del Farma. Foto di Raimond Spekking, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Le mura, i papi e una storia lunga

Attorno alle pozze restano le mura quattrocentesche che cingevano il complesso termale, fatte costruire da Siena per proteggere un luogo di cura che nel Medioevo era già celebre in tutta la penisola: qui passarono signori, cardinali e pontefici, e le fonti se ne occupano fin dal Duecento. Restano anche un ponte antico e i ruderi degli edifici, che nelle mattine fredde emergono dal vapore con un effetto che vale da solo il viaggio.

Il ponte antico e il vapore sopra il fiume ai Bagni di Petriolo
Il ponte sul Farma ai Bagni di Petriolo. Foto di LigaDue, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons.

Come arrivare e cosa sapere

Distanza da Follonica: circa 80 chilometri, poco più di un’ora, risalendo verso Siena lungo la Grosseto–Siena. È la scelta migliore se avete solo mezza giornata.

La parte libera lungo il fiume è gratuita e sempre accessibile, mentre lo stabilimento termale privato che si trova accanto ha orari e stagionalità proprie: se vi interessa anche quello, conviene verificare le aperture prima di partire, perché non è aperto tutto l’anno. Il sentiero che scende dal parcheggio al fiume è breve ma sconnesso e in discesa: scarpe chiuse, non infradito, soprattutto se piove.

Ultima cosa, valida in generale ma qui più che altrove: le pozze sul fiume sono soggette alle piene. Dopo giorni di pioggia forte il livello del Farma sale, le vasche si riempiono d’acqua fredda e torbida e non c’è niente da fare. In quel caso, spostatevi sul piano B: il Calidario.

Il Calidario di Venturina Terme: la più vicina, aperta tutto l’anno

Non è una terma libera — si paga il biglietto — ma è a mezz’ora di macchina ed è l’unica di questa guida che funziona anche quando piove, anche in pieno inverno e anche con i bambini al seguito. Il Calidario è cresciuto attorno a una sorgente millenaria che alimenta un lago naturale di oltre tremila metri quadrati, immerso in un parco: l’acqua esce a 36 °C e resta a quella temperatura tutto l’anno, agosto compreso.

L’edificio storico in mattoni affacciato sul lago termale del Calidario
Il Calidario di Venturina Terme. Foto di LepoRello, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

La sorgente era già nota agli Etruschi e ai Romani — il nome del paese, Venturina Terme, non lascia molti dubbi — e il grande edificio in mattoni affacciato sull’acqua fa oggi parte della struttura ricettiva. Il lago si nuota davvero: ci si stacca dalla riva e si attraversa, con ombrelloni e lettini intorno come in una spiaggia, solo che l’acqua è calda e ha il fondo naturale.

Il lago termale del Calidario di Venturina con ombrelloni e lettini
Il lago termale del Calidario. Foto di LepoRello, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

Distanza da Follonica: circa 30 chilometri lungo l’Aurelia, venticinque minuti. Si può andare nel pomeriggio e tornare per cena senza che la giornata ne risenta.

L’ingresso è a tempo — si acquistano ore — e in estate l’apertura si prolunga fino a tarda sera. Un bagno termale sotto le stelle dopo una giornata di mare è una delle cose che gli ospiti ci raccontano più volentieri al rientro. Orari, tariffe e limiti di età cambiano con la stagione: meglio controllarli sul sito ufficiale prima di partire, invece di fidarsi di quello che avete letto in giro.

Se avete una giornata intera: Bagni San Filippo

È la più lontana e la più spettacolare del gruppo. A Bagni San Filippo, sulle pendici dell’Amiata in Val d’Orcia, il torrente chiamato Fosso Bianco scende dentro un bosco tra formazioni di travertino candido accumulate per secoli. La più grande, alta diversi metri, ha una forma inconfondibile e si chiama la Balena Bianca.

Le formazioni di travertino bianco del Fosso Bianco a Bagni San Filippo
Il Fosso Bianco a Bagni San Filippo, in Val d’Orcia. Foto di Mongolo1984, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Anche qui l’accesso alle pozze del bosco è libero e gratuito, si scende per un sentiero dal paese e si trovano vasche di temperatura diversa a seconda di quanto sono vicine alla sorgente. L’acqua è calcarea e sulfurea, il colore è quello lattiginoso tipico di questi posti, e il contesto — bosco di castagni, Amiata alle spalle, Val d’Orcia intorno — è tra i più belli della Toscana.

Distanza da Follonica: circa 150 chilometri, oltre due ore. È una gita da giornata intera, che ha senso se la si combina con la Val d’Orcia: Bagno Vignoni, Pienza, Montalcino sono tutte lì attorno.

Il sentiero e il parcheggio

Si lascia la macchina nel paese di Bagni San Filippo — gli spazi sono pochi e nei fine settimana finiscono presto — e si scende a piedi lungo un sentiero nel bosco di una decina di minuti, in discesa all’andata e quindi in salita al ritorno, che è la parte che nessuno considera quando pianifica. Il percorso è ben segnato ma può essere fangoso: anche qui, scarpe chiuse. Le vasche si incontrano una dopo l’altra scendendo lungo il fosso, e più si sale verso la sorgente più l’acqua è calda: vale la pena provarne diverse prima di sceglierne una.

Che cosa hanno dentro queste acque

Le acque di cui parliamo sono tutte sulfuree, cioè ricche di idrogeno solforato — è quello l’odore di uovo che si sente arrivando — e portano con sé carbonati di calcio, solfati, anidride carbonica e una lunga lista di minerali che cambia da sorgente a sorgente. Il travertino bianco che forma le vasche è il calcare che l’acqua abbandona lungo il percorso: le cascate di Saturnia e la Balena Bianca di San Filippo sono, letteralmente, un deposito in crescita.

La medicina termale attribuisce a queste acque effetti sulla pelle e sulle vie respiratorie, e in Italia esistono stabilimenti convenzionati che le usano a scopo terapeutico. Nelle pozze libere, però, non siamo in un contesto sanitario: non c’è controllo continuo, non c’è personale, non c’è alcuna garanzia sulla temperatura o sull’affollamento di quel giorno. La cosa onesta da dire è che ci si va perché fa stare bene stare in acqua calda in mezzo a un bosco — e che chi ha problemi di cuore, di pressione, è in gravidanza o sta seguendo una terapia farebbe bene a chiedere prima al proprio medico, esattamente come per una sauna.

Terme d’inverno, terme con la pioggia

Vale la pena dirlo chiaramente, perché è controintuitivo: le terme libere danno il meglio nella stagione fredda. Con venti gradi in meno nell’aria, l’acqua a 37 gradi diventa un’esperienza completamente diversa, il vapore riempie la valle e i posti si svuotano. Ottobre, novembre, gennaio, febbraio: sono i mesi giusti, non luglio.

La pioggia leggera non è un problema — si è già bagnati — mentre lo è la pioggia forte dei giorni precedenti, che gonfia i fiumi e rende inutilizzabili le pozze di Petriolo e talvolta quelle di San Filippo. Saturnia, che ha una portata enorme e vasche più larghe, regge meglio. Il Calidario, essendo uno stabilimento con un lago sorgivo, non risente di niente.

Il freddo vero richiede solo un po’ di organizzazione: accappatoio o poncho per il tragitto dalla macchina all’acqua, un cambio completo asciutto in borsa, ciabatte, e qualcosa di caldo da bere per dopo. Uscire bagnati a cinque gradi senza un piano non è piacevole.

Regole non scritte, e qualche consiglio

  • Niente sapone, shampoo o bagnoschiuma. Nelle vasche libere finiscono direttamente nel torrente: sono ambienti naturali, non piscine. Vale anche per le creme, per quanto possibile.
  • Venti minuti alla volta. L’acqua sulfurea calda è impegnativa per la circolazione: si entra piano, si esce prima di sentirsi stanchi, ci si riposa e semmai si rientra. Bevete acqua, non alcolici.
  • Ciabatte di gomma ovunque. Il travertino taglia, il fondo del fiume è irregolare e i sassi sotto l’acqua non si vedono.
  • Portate via tutto, bottiglie comprese. Nessuno dei siti liberi ha un servizio di pulizia continuo: sono puliti solo se chi ci va se li porta indietro.
  • Un sacchetto per il bagnato in borsa: costume e telo escono impregnati di zolfo e l’odore si trasferisce a tutto quello che tocca.
  • Argento a casa. Si annerisce, e spesso in modo definitivo.
  • Niente tuffi. Le pozze sono basse e il fondo è roccia viva.
  • Silenzio. Non è una regola scritta da nessuna parte, ma è quello che distingue una serata memorabile da una piscina affollata: qui la gente parla piano, e chi arriva con la cassa bluetooth fa un torto a tutti.

Terme e bambini: sì, con qualche cautela

Le vasche libere non sono attrezzate e non c’è sorveglianza: l’acqua è bassa ma il fondo è scivoloso e le correnti tra una vasca e l’altra spingono. Con bambini piccoli conviene scegliere le pozze più lontane dalla sorgente, dove la temperatura è più bassa, e restare in acqua per periodi brevi — il caldo prolungato affatica i più piccoli molto prima degli adulti.

Se viaggiate con bambini sotto i sei anni, il Calidario è la scelta più sensata: acqua a 36 gradi, fondo controllato, servizi, ombra, personale. Le regole di accesso per età le trovate sul loro sito e cambiano nel tempo.

Due itinerari pronti, partendo dal mare

Il modo migliore di incastrare le terme in una vacanza al mare è non farne una gita a sé stante, ma abbinarle a qualcos’altro che sta sulla stessa strada.

Mezza giornata: Petriolo e la Val di Merse. Partenza verso le nove, bagno termale in tarda mattinata quando c’è ancora poca gente, pranzo in un paese della valle, e sulla via del ritorno una deviazione all’Abbazia di San Galgano — la chiesa gotica senza tetto, con l’erba al posto del pavimento e il cielo al posto delle volte, a pochi chilometri da Monticiano. Rientro a Follonica nel tardo pomeriggio, in tempo per la spiaggia.

Giornata intera: Saturnia e il paese del tufo. Qui conviene invertire tutto. Si parte dopo colazione, si passa la mattina e il pranzo tra Pitigliano, Sovana e Sorano — i borghi scavati nel tufo, con le vie cave etrusche — o a Montemerano, e si arriva alle cascate nel tardo pomeriggio, quando i pullman se ne sono andati e la luce cala. Si esce dall’acqua col buio e si rientra con calma.

Il borgo di Pitigliano arroccato sul tufo
Pitigliano, sulla strada per Saturnia. Foto di Libens libenter, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

In entrambi i casi si torna a Pratoranieri e, se la stagione è quella giusta, si fa in tempo a vedere il sole che cala dietro l’Elba dalla spiaggia sotto casa.

Il tramonto sul mare di Follonica al rientro da una giornata alle terme

Domande frequenti sulle terme libere in Toscana

Quali sono le terme libere più vicine a Follonica?

Le più vicine in assoluto sono i Bagni di Petriolo, a circa un’ora. Il Calidario di Venturina è a mezz’ora ma è uno stabilimento a pagamento. Saturnia è a poco meno di due ore, Bagni San Filippo a oltre due.

Le Cascate del Mulino di Saturnia si pagano?

No, l’accesso alle cascate è gratuito e non serve prenotare. Si paga eventualmente il parcheggio privato più vicino. Il parco termale delle Terme di Saturnia, che è un’altra cosa, ha invece un biglietto d’ingresso.

Qual è la temperatura dell’acqua?

Circa 37,5 °C a Saturnia, circa 43 °C alla sorgente di Petriolo (più fresca nelle pozze lontane), 36 °C al Calidario. A Bagni San Filippo varia molto da vasca a vasca.

Qual è il periodo migliore per andarci?

L’autunno e l’inverno, senza dubbio: l’acqua calda ha senso quando l’aria è fredda, e i siti sono molto meno affollati. In estate conviene andarci all’alba o dopo il tramonto.

Servono asciugamani, ciabatte o altro?

Nei siti liberi non c’è nulla: niente spogliatoi, niente docce, niente noleggio. Servono costume indossato da casa, ciabatte di gomma, telo o accappatoio, un cambio asciutto e un sacchetto per il bagnato.

Si possono portare i cani?

Nei siti liberi in genere sì, tenendoli sotto controllo e rispettando gli altri; negli stabilimenti a pagamento dipende dal regolamento. Nel dubbio, verificate prima.

Si può andare la sera o di notte?

Alle Cascate del Mulino sì: l’accesso è libero ventiquattro ore su ventiquattro. Non c’è illuminazione, quindi serve una torcia, e conviene non essere soli. A Petriolo e a San Filippo il sentiero al buio è più impegnativo.

L’acqua è pulita? Ha un cattivo odore?

L’odore c’è ed è forte: è l’idrogeno solforato, e fa parte del pacchetto — dopo dieci minuti non lo si sente più. L’acqua delle pozze libere è corrente, non stagnante, e si rinnova continuamente; resta il fatto che non è un impianto controllato, quindi vale il buon senso: niente da bere, niente immersione della testa, e se una vasca vi sembra ferma o sporca, spostatevi in quella sopra.

Si possono abbinare terme e mare nello stesso giorno?

Sì, ed è il modo migliore di usarle da qui. Petriolo e il Calidario si fanno in mezza giornata lasciando libero il resto; Saturnia richiede una giornata intera ma si può impostare al contrario, con le vasche al tramonto e il rientro in serata. Bagni San Filippo è l’unica che conviene trattare come gita a sé.

Se state cercando il periodo giusto per mettere insieme mare e acqua calda, i mesi sono maggio, settembre e ottobre: il Golfo è ancora tiepido, le terme non sono affollate e le giornate bastano per tutte e due le cose. Ne parliamo anche in Primavera a Follonica, mentre la costa la trovate raccontata tratto per tratto nella nostra guida alle spiagge di Follonica.

Foto di apertura: le Cascate del Mulino a Saturnia. Foto di qwesy qwesy, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons.