Da Pratoranieri, guardando verso sud, il nostro Golfo si chiude con il promontorio di Punta Ala. Più in là, oltre Castiglione della Pescaia e la foce dell’Ombrone, una catena di colline coperte di macchia scende dritta in mare: sono i Monti dell’Uccellina. Ai loro piedi c’è una costa che vale da sola una giornata di vacanza: una spiaggia senza ombrelloni e senza case, con i tronchi bianchi portati dal fiume, le vacche dalle lunghe corna al pascolo nella piana e un’abbazia medievale nascosta nel bosco.

È il Parco Regionale della Maremma, che in molti chiamano ancora Parco dell’Uccellina. In questa guida vi raccontiamo come visitarlo in giornata partendo da Follonica: Alberese, la spiaggia di Marina di Alberese, i sentieri verso San Rabano e le torri sul mare, i butteri e, per chi ha ancora energia, Talamone. In fondo ci sono le cose da sapere prima di partire, che qui contano più che altrove.

Come arrivare da Follonica

La strada più semplice è l’Aurelia verso sud: si passa Grosseto e si esce allo svincolo per Alberese, seguendo le indicazioni per il Parco. Da Pratoranieri ad Alberese sono circa 69 chilometri, poco meno di un’ora di macchina. Per la spiaggia di Marina di Alberese se ne aggiungono altri nove circa, tra campagna e pineta: in tutto una settantina di chilometri. Talamone, all’estremità sud del Parco, è a circa 82 chilometri, poco più di un’ora.

Chi non ha fretta può scendere lungo la costa sulla strada delle Collacchie e fermarsi per un caffè sul porto canale di Castiglione, prima di proseguire verso Grosseto. Ne abbiamo parlato in Castiglione della Pescaia: cosa vedere.

Il Parco della Maremma, la costa che si è salvata

Il Parco è stato istituito nel 1975 ed è stato il primo parco regionale della Toscana. Lungo la costa va da Principina a Mare fino a Talamone, e alle spalle comprende quasi diecimila ettari di colline, pinete, paludi e pascoli attorno alla foce dell’Ombrone. Nel 1992 ha ricevuto il Diploma europeo delle aree protette.

Si è salvato perché è stato dimenticato. Mentre nel Novecento il litorale si riempiva di strade e di case, questo tratto fatto di grandi tenute e riserve di caccia, nascosto dietro le colline, rimase com’era, e quando i progetti per trasformarlo erano ormai pronti la Regione ne fece la sua prima area protetta. Oggi lo abitano istrici, daini, caprioli, cinghiali, volpi e anche il lupo.

Alberese, la porta del Parco

Alberese è una frazione di Grosseto, una quindicina di chilometri a sud-est del capoluogo. Il paese di oggi è stato disegnato negli anni Trenta del Novecento come borgo di fondazione, quando le terre bonificate vennero assegnate a famiglie di contadini arrivate in gran parte dal Veneto. Sopra il paese c’è la villa granducale, nata nel Quattrocento come sede dei Cavalieri di Malta e trasformata dai Lorena in villa fattoria.

Qui c’è il centro visite del Parco: il posto dove prendere la mappa dei sentieri, il biglietto per gli itinerari e le informazioni su quali percorsi sono aperti quel giorno. Anche se avete già deciso tutto, una sosta vale la pena.

Marina di Alberese e la spiaggia dei tronchi

Dal paese la strada attraversa i pascoli e poi la Pineta Granducale, fatta piantare dai granduchi di Lorena dopo la bonifica delle paludi tra l’Ombrone e l’Uccellina. In fondo c’è il mare. La spiaggia di Marina di Alberese si stende per qualche chilometro a sud della foce dell’Ombrone, fino a Collelungo, e la prima cosa che colpisce sono i tronchi: grandi, sbiancati dal sale, sparsi sulla sabbia come sculture.

Non li ha portati nessuno per fare scena. Il Parco spiega che sono alberi strappati dalle piene dell’Ombrone e trascinati fin qui dalle correnti, insieme alla sabbia che il fiume porta al mare dalle colline del Senese. Qui, a differenza di quasi tutte le altre spiagge, quello che arriva dal mare non viene rimosso, perché è cibo e riparo per un piccolo mondo di animali: le pulci di mare, gli insetti, il fratino che cerca da mangiare sul bagnasciuga. Lasciate i tronchi dove li ha messi il mare.

Alle spalle ci sono le dune, con lo sparto pungente, il giglio di mare, i ginepri e il Limonium etruscum, una pianta che vive soltanto nel Parco della Maremma. Chi conosce le nostre dune di Pratoranieri riconoscerà lo stesso paesaggio, qui in una versione più vasta e selvaggia, come erano un tempo tutte le coste basse della Toscana.

Le dune della spiaggia del Parco della Maremma con la torre di Collelungo sul promontorio
Le dune della spiaggia, con la torre di Collelungo sul promontorio in fondo. Foto di Nicola Quirico, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Camminando verso sud lungo la riva si arriva alla spiaggia di Collelungo, sotto l’omonima torre, che il Parco descrive come l’unica grande spiaggia rimasta integra. Non ci si arriva in auto né in autobus: ci si va a piedi lungo la riva da Marina di Alberese, oppure con l’itinerario A2 di cui parliamo più sotto. È una spiaggia che cambia: ancora ottant’anni fa le onde si frangevano contro la falesia sotto la torre, mentre oggi lì davanti la sabbia si è allargata moltissimo.

A piedi nell’Uccellina: San Rabano e le torri

I Monti dell’Uccellina sono colline coperte di lecci e macchia mediterranea, che arrivano ai 417 metri di Poggio Lecci, il punto più alto del Parco. Il Parco li attraversa con itinerari segnati di lunghezza e difficoltà diverse. Ne scegliamo tre.

Il primo porta all’abbazia di San Rabano, su una sella a circa trecento metri di quota, in mezzo a una corona di grandi lecci. Fu fondata intorno al 1100 come monastero benedettino lungo una strada che collegava l’Aurelia a Cala di Forno, allora un approdo sul mare, e nel Duecento ci vivevano venti o trenta monaci. Il suo nome antico, Monasterium Arborense, è quello da cui viene il nome di Alberese. All’inizio del Trecento passò ai cavalieri ospitalieri di San Giovanni, che la fortificarono; poi vennero la decadenza, l’abbandono e il bosco che si richiuse attorno alle rovine.

Il campanile romanico e la facciata dell’abbazia di San Rabano nel bosco dell’Uccellina
Il campanile e la facciata dell’abbazia di San Rabano. Foto di Somebody.gr, CC0, via Wikimedia Commons.

Il nome “San Rabano”, curiosamente, è nato da un equivoco: tra Settecento e Ottocento si credeva che l’ultimo abate fosse il Sancti Rabani Praeceptor che nel 1587 aveva costruito la chiesa di Alberese. Del complesso restano il possente campanile romanico, riconoscibile anche da lontano, la chiesa e i resti del monastero. Il percorso A1b San Rabano breve (circa 8 km, difficoltà media) parte da Alberese e sale nel bosco; l’A1 San Rabano è la traversata lunga e impegnativa che tocca anche Poggio Lecci.

Il secondo è l’A2 Le Torri (circa 11 km, difficoltà media), che il Parco stesso indica come l’itinerario perfetto per cominciare. Si cammina nella pineta, si sale sul crinale fino alla torre di Castel Marino, documentata già nel Duecento e oggi un rudere con uno dei panorami più belli del Parco, poi si scende all’oliveto di Collelungo, dove pascolano daini e vacche maremmane, e alla torre di Collelungo, costruita dai Senesi e rialzata nella seconda metà del Cinquecento. Nel 1847 un fulmine ne distrusse i piani superiori, e un attento restauro alla fine del Novecento l’ha riportata al suo aspetto cinquecentesco. Da lì un breve sentiero ripido scende alla spiaggia.

Il terzo, per camminatori allenati, è l’A4 Cala di Forno (oltre 17 km, difficoltà medio-alta): corre sopra le falesie dell’Uccellina fino a una piccola spiaggia chiusa tra due scogliere, sorvegliata dalla torre di Cala di Forno.

I butteri e la vacca maremmana

Lungo la strada e la ciclabile per Marina di Alberese è facile vederle: grandi vacche grigio chiaro, con corna che nei tori e nelle femmine adulte possono superare il metro. È la vacca maremmana, una razza antichissima allevata allo stato brado, all’aperto tutto l’anno. Il toro può arrivare a dodici quintali e ha le corna a mezzaluna; la femmina pesa sei o sette quintali e le ha a forma di lira. Fino al secondo dopoguerra era anche l’animale da lavoro dei contadini, il “trattore” che tirava il carro e gli attrezzi agricoli.

Una vacca maremmana dalle lunghe corna al pascolo nel Parco dell’Uccellina
Una vacca maremmana al pascolo nel Parco dell’Uccellina. Foto di Andrea2743, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

A governarle sono i butteri, i mandriani a cavallo della Maremma. Il nome viene dal greco e significa più o meno “pungolatore di buoi”; l’abito tradizionale è fatto di calzoni di fustagno, cosciali, giacca di velluto e cappello nero, e in mano c’è la mazzarella, il bastone con cui si guidano le bestie. È un mestiere che si impara in anni di apprendistato e non conosce giorni di pausa: contare gli animali, spostarli tra pascoli e boschi con le stagioni, recuperarli nella macchia, marcarli, domare i cavalli. Nella sede della Tenuta dell’Alberese, a Spergolaia, si conservano i registri con i nomi e la genealogia degli animali nati qui fin dalla fine dell’Ottocento.

Butteri toscani al galoppo su cavalli maremmani con la mazzarella in mano
Butteri toscani in sella a cavalli maremmani. Foto di alexcap76, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons.

Tradizionalmente ad Alberese le attività dei butteri vengono rievocate il 1° maggio e il 15 agosto: se la vostra vacanza cade in quei giorni, controllate il programma dell’anno.

Talamone, dove il Parco finisce

All’estremità sud dell’Uccellina, su un promontorio roccioso affacciato sul suo golfo, c’è Talamone. In cima al borgo c’è la rocca aldobrandesca, costruita nel Duecento e poi ampliata dai Senesi; sotto, le mura e il porto pieno di barche. La leggenda vuole che a dare il nome al luogo siano stati gli Argonauti, approdati qui dopo l’Elba. La storia ricorda invece che nel 1860 Garibaldi e i Mille fecero scalo a Talamone per rifornirsi di acqua e di armi.

Il borgo di Talamone sul promontorio con la rocca aldobrandesca e il porto, visto dal golfo
Il borgo di Talamone visto dal golfo, con la rocca in cima al borgo e il porto ai suoi piedi. Foto di trolvag, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

Anche da qui si entra nel Parco. Il sentiero più breve è il T1 Punta del Corvo (circa 4 km): parte dalle cisterne di una villa romana e sale nella macchia fino a una cresta con il mare sotto e le isole dell’Arcipelago all’orizzonte. A Talamone c’è anche un centro visite del Parco, nell’acquario della Laguna di Orbetello, ma mentre scriviamo risulta chiuso: verificate prima.

Cosa sapere prima di andare

Il Parco è un’area protetta vera, e le regole cambiano con le stagioni.

  • Controllate il sito ufficiale del Parco (parco-maremma.it) il giorno prima: percorsi aperti, accessi, navette e parcheggi vengono aggiornati di stagione in stagione.
  • In estate molti sentieri si fanno solo con la guida. Indicativamente da metà giugno a metà settembre, per il rischio di incendi, quasi tutti gli itinerari si percorrono solo con visite guidate su prenotazione, e alcuni restano chiusi.
  • Per gli itinerari serve il biglietto, che si compra al centro visite di Alberese e, per molti percorsi, anche online.
  • Il parcheggio di Marina di Alberese è a numero chiuso: quando i posti finiscono, la sbarra resta chiusa finché qualcuno non esce. Nei giorni di punta arrivate presto, oppure usate la navetta stagionale da Alberese o la pista ciclabile, gratuita, che porta fino al mare.
  • Il caldo, d’estate, è serio. A parte la mattina presto e la sera può essere troppo caldo per camminare, se non lungo la spiaggia. Il Parco raccomanda acqua da bere, un cappello e un repellente per gli insetti, e scarpe da trekking o almeno chiuse.
  • I cani non sono ammessi nel Parco, nemmeno al guinzaglio.
  • Si resta sui sentieri, non si dà da mangiare agli animali, non si fuma e non si accendono fuochi.

La stagione migliore? Per noi l’autunno. Con il fresco riaprono tutti i sentieri, il mare resta a lungo abbastanza caldo per un bagno e dalla seconda metà di ottobre la macchia vive una specie di seconda primavera, con nuove fioriture. Anche l’inverno sorprende: la vegetazione è quasi tutta sempreverde, le giornate di sole sono tante e nella piana dell’Ombrone arrivano a svernare migliaia di oche selvatiche e di gru.

Domande frequenti

Si può arrivare in macchina alla spiaggia di Marina di Alberese?

Sì, fino al parcheggio a pagamento e a numero chiuso vicino al mare. Quando è pieno la sbarra resta chiusa; in alternativa ci sono la navetta stagionale e la ciclabile da Alberese.

Perché sulla spiaggia ci sono tanti tronchi?

Sono alberi strappati dalle piene dell’Ombrone e riportati a riva dal mare. Fanno parte dell’ecosistema della spiaggia e vanno lasciati dove sono.

Una coppia seduta su una panchina davanti al mare sul lungomare di Pratoranieri

Una giornata nel Parco dell’Uccellina stanca nel modo giusto: sale nelle scarpe, sole sulla faccia, la testa piena di torri, cavalli e vacche dalle corna lunghe. Poi l’Aurelia vi riporta a nord e in meno di un’ora siete di nuovo a Pratoranieri, in tempo per sedervi davanti al mare. Se il giorno dopo avete voglia di una spiaggia più vicina, trovate la nostra costa raccontata tratto per tratto in Le spiagge di Follonica.

Foto di apertura: i tronchi portati dal mare sulla spiaggia del Parco, con i Monti dell’Uccellina sullo sfondo. Foto di PROPOLI87, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons.