I cipressi che a Bólgheri alti e schietti
van da San Guido in duplice filar,
quasi in corsa giganti giovinetti
mi balzarono incontro e mi guardâr.
Quasi tutti gli italiani hanno imparato questi versi a scuola, e quasi nessuno sa che il viale di cui parlano esiste davvero, ed è ancora lì, identico: a una quarantina di minuti di macchina da Follonica, risalendo la costa verso nord. Giosuè Carducci li scrisse guardando dal finestrino del treno i luoghi in cui era cresciuto, e da allora il viale dei cipressi di Bolgheri è diventato uno dei paesaggi più riconoscibili della Toscana.
In fondo al viale c’è un borgo minuscolo, raccolto attorno a un castello. Tutto intorno ci sono le vigne di alcuni dei vini rossi più famosi del mondo. E verso il mare c’è una palude che fu la prima oasi naturale privata d’Italia. È un piccolo mondo a sé, e l’autunno, con la vendemmia e i colori delle vigne, è la sua stagione.
In questa guida trovate come arrivare, come percorrere il viale (con qualche avvertenza che nessuno dà), cosa vedere nel borgo, come organizzare una visita in cantina, e un itinerario per la giornata partendo da Pratoranieri.
Dove si trova e come arrivare
Bolgheri è una frazione del comune di Castagneto Carducci, in provincia di Livorno, nella zona che oggi si chiama Maremma livornese. Da Pratoranieri si risale l’Aurelia verso nord: sono circa 40 chilometri, una quarantina di minuti, fino all’imbocco del viale.
Il viale comincia sulla vecchia via Aurelia, davanti a una piccola chiesa ottagonale: l’Oratorio di San Guido, del Settecento. Accanto c’è un piccolo obelisco, fatto innalzare nel 1908 dal conte Della Gherardesca in memoria di Carducci. Da lì, la strada punta dritta verso le colline.

Il viale dei cipressi
È un rettilineo di quasi cinque chilometri, chiuso su entrambi i lati da un doppio filare di circa 2.400 cipressi, che taglia la campagna dall’Aurelia fino al borgo di Bolgheri, sulla collina. Non è antico come sembra: prese forma nell’Ottocento, quando fu ricostruita l’Aurelia e si tracciarono le strade che le correvano perpendicolari. All’inizio, lungo questa, furono piantati dei pioppi; i cipressi arrivarono dopo, e il viale assunse l’aspetto di oggi tra l’Ottocento e i primi anni Venti del Novecento. Fu asfaltato nel 1954.

La prospettiva è quella che si vede in tutte le fotografie: due muri scuri di cipressi che convergono verso un punto lontano, e in fondo, se si guarda bene, la collina con il paese. Negli anni Cinquanta il cinema se ne accorse: qui fu girata una scena del kolossal Quo Vadis, con Robert Taylor inseguito da due pretoriani su una biga lungo quella che, per il film, doveva essere una strada per Roma.
Carducci e “Davanti San Guido”
Carducci passò l’infanzia proprio qui, a Bolgheri e a Castagneto. La poesia Davanti San Guido nasce da un viaggio in treno verso Bologna, dove ormai viveva: passando davanti all’oratorio, il poeta rivede i cipressi della sua infanzia, che nella poesia lo chiamano per nome e lo invitano a fermarsi. Cominciò a scriverla nel dicembre del 1874 e la finì solo dodici anni dopo, nell’estate del 1886; uscì nelle Rime nuove l’anno seguente.
Nella poesia compare anche la nonna del poeta, Nonna Lucia, a cui Carducci era legatissimo: è sepolta nel piccolo cimitero di Bolgheri, e la sua tomba è ancora oggi una piccola meta per chi arriva fin qui con i versi in testa.
Come percorrerlo, e un’avvertenza
Una cosa va detta chiaramente, perché le foto non la mostrano: il viale è una strada provinciale aperta al traffico, senza marciapiede e senza banchina. Ci passano le auto dei residenti, i trattori delle aziende agricole, i furgoni delle cantine. Fermarsi in mezzo alla carreggiata per la foto perfetta, come si vede fare, è pericoloso.
Il modo giusto è percorrerlo in macchina con calma, oppure in bicicletta con prudenza, preferibilmente la mattina presto o nel tardo pomeriggio, quando il traffico è minore e la luce taglia i cipressi di traverso. Per le foto, meglio fermarsi negli slarghi all’inizio, vicino all’oratorio, o all’arrivo in paese.
Il borgo di Bolgheri
In cima al viale si arriva al paese, e ci si entra passando sotto l’arco del castello, che fu per secoli dei conti Della Gherardesca: il primo documento che lo nomina è del 1158. Il castello ha subito incendi e saccheggi, è stato più volte rimaneggiato, ed è ancora oggi una residenza privata; ma è la porta del borgo, e passarci sotto fa parte dell’esperienza.
Dentro, Bolgheri è piccolissimo: poche strade, qualche piazzetta, le chiese, e molte enoteche e trattorie. Si gira in mezz’ora, e il resto del tempo si passa seduti a un tavolino con un bicchiere. Poco sopra, su un’altura a quasi quattrocento metri, c’è il nucleo fortificato di Castiglioncello di Bolgheri, con la chiesa di San Bernardo e una vista che arriva fino al mare.
Il vino di Bolgheri
Fino a settant’anni fa questa era una zona agricola come tante, conosciuta più per la caccia che per il vino. Poi, negli anni Quaranta, il marchese Mario Incisa della Rocchetta, appassionato di vini di Bordeaux, notò che il terreno sassoso della sua tenuta somigliava a quello delle Graves e ci piantò delle viti di cabernet sauvignon e cabernet franc. Le prime bottiglie arrivarono nel 1944, per uso di famiglia. La prima annata messa in commercio fu il 1968: si chiamava Sassicaia, e cambiò la storia del vino italiano.
Da allora Bolgheri è diventata una delle zone vinicole più celebri del mondo. Il terreno, il clima asciutto e soleggiato e la brezza del mare si sono rivelati perfetti per i vitigni bordolesi: cabernet sauvignon, cabernet franc, merlot, petit verdot. La denominazione Bolgheri DOC è nata nel 1994, e dal 2013 il Sassicaia ha una DOC tutta sua, la prima in Italia riservata a un solo vino di una sola cantina. La Tenuta San Guido, che lo produce, è proprio di fronte all’oratorio da cui parte il viale.
Accanto a nomi come Sassicaia e Ornellaia, sulla Strada del Vino e dell’Olio Costa degli Etruschi ci sono decine di aziende di ogni dimensione, molte delle quali accolgono i visitatori per degustazioni e visite in cantina. Quasi sempre serve la prenotazione, e le cantine più note hanno liste d’attesa: se c’è un posto che vi interessa in particolare, scrivete qualche giorno prima.
L’autunno a Bolgheri
Da metà settembre a ottobre è il tempo della vendemmia: le vigne sono piene di gente al lavoro, l’aria delle cantine sa di mosto, e passeggiando tra i filari si capisce che cosa c’è davvero dietro una bottiglia. Poi, tra ottobre e novembre, le vigne cambiano colore: i filari del cabernet e del merlot diventano gialli, arancioni, rossi, e la campagna tra il viale e le colline è un mosaico che d’estate non si immagina.
A novembre arriva la raccolta delle olive, e con lei l’olio nuovo, verde e piccante, da assaggiare sul pane abbrustolito. È anche il momento in cui la costa si svuota e Bolgheri torna ai suoi abitanti: si trova posto nelle trattorie senza prenotare da una settimana, e nelle cantine si ha tempo per fare domande.
Il Padule di Bolgheri, la prima oasi d’Italia
Tra la ferrovia e il mare, sotto il viale, si estende una zona umida di circa cinquecento ettari che conserva l’aspetto della Maremma prima delle bonifiche: canneti, stagni, boschi allagati di frassini, pini e lecci. È il Rifugio faunistico di Bolgheri, e nel 1959 fu la prima oasi naturale privata d’Italia, voluta dallo stesso Mario Incisa della Rocchetta, che del WWF fu anche presidente. Dal 1968 è un’oasi del WWF, ed è riconosciuta come zona umida di importanza internazionale.

Il periodo di visita coincide con la stagione giusta per noi: il rifugio è aperto al pubblico da ottobre ad aprile, solo su prenotazione. È il momento in cui arrivano gli uccelli a svernare, anatre e oche selvatiche, e dal 2008 è tornata a nidificare la cicogna, assente dalla Maremma da duecento anni. Per chi ama camminare e osservare, è una mattinata che vale quanto una degustazione.
Castagneto Carducci
A pochi chilometri a sud-est, su un’altra collina, c’è Castagneto Carducci, il capoluogo del comune, che dal poeta ha preso anche il nome. È un paese più grande di Bolgheri, con vicoli in pietra, scorci sulla pianura e sul mare, e i luoghi dell’infanzia di Carducci. Si abbina bene nella stessa giornata, magari per il pranzo.

Un itinerario per la giornata
Mattina. Partenza da Pratoranieri verso le nove, Aurelia verso nord, arrivo all’Oratorio di San Guido prima delle dieci. Viale dei cipressi con calma, ingresso a Bolgheri dall’arco del castello, giro del borgo e visita alla tomba di Nonna Lucia.
Pranzo. A Bolgheri o a Castagneto Carducci, con un bicchiere di Bolgheri rosso (uno solo, per chi guida).
Pomeriggio. Visita e degustazione in una cantina prenotata nei giorni prima, oppure, da ottobre, una passeggiata guidata nel Padule. Rientro verso Follonica lungo l’Aurelia, in tempo per il tramonto sul Golfo.
Consigli pratici
- Prenotate le cantine: quasi tutte ricevono solo su appuntamento, soprattutto in vendemmia.
- Chi guida non beve: sembra ovvio, ma una degustazione a Bolgheri sono spesso quattro o cinque vini. Decidete prima chi sta al volante, oppure sputate, come fanno i professionisti.
- Attenzione sul viale: niente soste in carreggiata, niente passeggiate sull’asfalto. È una strada vera.
- Il Padule si visita da ottobre ad aprile e solo su prenotazione: controllate le date sul sito del WWF.
- Parcheggio: il borgo è pedonale, si lascia la macchina nelle aree fuori dalle mura.
Domande frequenti su Bolgheri
Quanto dista Bolgheri da Follonica?
Circa 40 chilometri lungo l’Aurelia verso nord, una quarantina di minuti da Pratoranieri fino all’inizio del viale dei cipressi.
Quanto è lungo il viale dei cipressi?
Quasi cinque chilometri, dall’Oratorio di San Guido sull’Aurelia fino al borgo di Bolgheri, con circa 2.400 cipressi.
Si può percorrere il viale a piedi?
È sconsigliato: è una strada provinciale aperta al traffico, senza marciapiede. Meglio in macchina con calma o in bicicletta con prudenza.
Quali sono i vini di Bolgheri?
Soprattutto rossi da vitigni bordolesi, come cabernet sauvignon, cabernet franc e merlot, nella denominazione Bolgheri DOC. Il più celebre è il Sassicaia, che dal 2013 ha una DOC propria. Si producono anche bianchi, soprattutto vermentino, e rosati.
Si possono visitare le cantine?
Sì, molte aziende offrono visite e degustazioni, quasi sempre su prenotazione. Le più famose vanno prenotate con largo anticipo.
Quando visitare il Padule di Bolgheri?
Da ottobre ad aprile, solo su prenotazione. È il periodo in cui arrivano gli uccelli a svernare.
Qual è il periodo migliore per andare a Bolgheri?
L’autunno: la vendemmia a settembre e ottobre, i colori delle vigne a ottobre e novembre, l’olio nuovo a novembre. In primavera il viale è bellissimo con gli alberi di Giuda in fiore.

La strada del ritorno è l’Aurelia che scende lungo la costa, con il sole che si abbassa sul mare alla vostra destra. In quaranta minuti si è a Pratoranieri, in tempo per l’ultima luce sulla spiaggia. Per altre gite nell’entroterra, leggete anche Massa Marittima: cosa vedere e L’Abbazia di San Galgano e la spada nella roccia.
Foto di apertura: il viale dei cipressi di Bolgheri in primavera, con gli alberi di Giuda in fiore. Foto di Repuli, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.